La Battaglia del Metauro

Nell’anno 207 a.C., nella vallata del fiume Metauro, gli eserciti dei consoli Gaio Claudio Nerone e Marco Livio Salinatore diedero battaglia a quello di Asdrubale Barca, che si apprestava a riunirsi al fratello Annibale per fornire così i rinforzi necessari all’attacco finale e decisivo contro Roma.

Le forze dei due consoli riuscirono a sconfiggere Asdrubale e così a prevenire il ricongiungimento delle due formidabili armate cartaginesi, che avrebbe senza dubbio mutato il corso della Seconda Guerra Punica e della storia così come la conosciamo.

Dopo il grande successo delle passate edizioni di AD PVGNAM PARATI - LA BATTAGLIA DEL METAURO, nel 2018 il Comune e la ProLoco di Montefelcino (PU) si apprestano a rinnovare l’esperienza, forti del grande consenso tanto presso il pubblico che presso i gruppi di rievocazione storica, che aderiscono sempre più numerosi all’iniziativa.

Sempre nella contrada di Sterpeti, identificata dal De Sanctis come il probabile sito del campo della battaglia, Cartaginesi, Ispanici, Galli e Liguri affronteranno le legioni di Roma, in un grande evento rievocativo che avrà luogo nelle giornate del 26 e del 27 Maggio 2018.

I Protagonisti

I Cartaginesi

I Cartaginesi

"Asdrubale, in attesa che la luce diurna gli mostrasse il cammino da seguire, ordinò di marciare lungo la ripa del fiume; e poiché seguendo le svolte e i meandri del suo corso sinuoso era andato girando senza molto avanzare, aveva deciso di attraversare non appena l'alba gli avesse lasciato vedere un passaggio opportuno." – Tito Livio, Ab Urbe condita, XXXVII, 46, 10

Anche se la maggioranza delle truppe degli eserciti cartaginesi era composta da mercenari e da contingenti forniti da nazioni clienti o alleate, una parte dei soldati era reclutata direttamente tra la popolazione punica. Se gli alti ufficiali provenivano dalle più rinomate famiglie di Cartagine, di origine fenicia, il grosso dei soldati erano i cosiddetti "Libofenici", i figli di coppie miste libiche e fenice, ma anche Fenici delle colonie minori del Nord Africa o Libici dell’entroterra agricolo, popolani di origine greca, etrusca, lucana, bruzia, elima, sarda o iberica inseriti ed integrati culturalmente e giuridicamente nello stato cartaginese. In particolare i Punici all’interno dell’esercito di Asdrubale appaiono a tratti non nettamente distinti dagli Ispanici, lasciando supporre che fossero soldati originari di Cartagena e delle altre colonie spagnole, che i classici indicavano col nome di Blastofenici o Bastulopunici.

I Romani

I Romani

"dopo aver tentato invano l'assalto della collina di fronte e aver visto che da quella parte non era possibile giungere al nemico, [Claudio Nerone] prelevò alcune coorti dall'ala destra, le condusse dietro lo schieramento delle legioni romane, e piombò sul fianco destro nemico." – Tito Livio, Ab Urbe condita, XXXVII, 48, 12

Gli eserciti romani che affrontarono Asdrubale al Metauro furono ben tre: due armate consolari, guidate rispettivamente da Marco Livio Salinatore e da Gaio Claudio Nerone, e l’assai più modesto contingente del pretore Lucio Porcio Licinio, che aveva tallonato dappresso Asdrubale, tormentandone la marcia ma sempre evitando lo scontro frontale, da quando il condottiero cartaginese aveva cominciato a muoversi dalla Gallia Cisalpina verso il Piceno. Se Asdrubale era a conoscenza della presenza delle forze di Salinatore e di Porcio, era d’altro canto completamente ignaro del fatto che ad esse si fossero unite quelle di Nerone, che a tappe forzate ed in gran segreto erano giunte appositamente dal Sannio. Quando si rese conto di dover affrontare un numero soverchiante di nemici, Asdrubale tentò di disimpegnarsi, ma tradito dalle guide che dovevano condurlo a guadare il Metauro, fu costretto ad affrontare tutti e tre i contingenti nemici in campo aperto. Furono proprio i legionari di Nerone, affatto fiaccati dalle marce forzate, ad essere la chiave di volta dello scontro, con la loro celebre manovra di aggiramento che li portò ad abbattersi sul fianco destro e alle spalle dell’esercito punico.

I Galli

I Galli

"Sull'ala sinistra [Asdrubale] schierò i Galli, fronteggiando Claudio - non perché riponesse in loro particolare fiducia, ma poiché era convinto che il nemico li temesse." – Tito Livio, Ab Urbe condita, XXXVII, 47, 5

Durante la sua marcia attraverso la Gallia Comata, le Alpi e la Gallia Cisalpina, Asdrubale ricevette l’appoggio di diverse popolazioni celtiche, che oltre ad accoglierlo amichevolmente gli fornirono numerosi contingenti militari che andarono ad ingrossare le fila del suo esercito. I motivi per cui le bande guerriere dei Galli si unirono ai Cartaginesi erano probabilmente dei più disparati, ed andavano dall’odio contro i Romani alla semplice smania di saccheggio. Sebbene i Galli fossero guerrieri temuti per la loro ferocia, erano altrettanto noti per essere incostanti, caotici e indisciplinati, e se Annibale era riuscito a trasformarli in una milizia affidabile, lo stesso non può dirsi per Asdrubale.

Gli Ispanici

Gli Ispanici

"[Asdrubale] scelse l’ala destra, di fronte a Marco Livio, per se stesso e per le truppe ispaniche, riponendo le sue speranze soprattutto in quei soldati veterani […] gli Ispanici, soldati esperti e avvezzi alle tecniche di combattimento dei Romani." – Tito Livio, Ab Urbe condita, XXVII, 48

La componente Ispanica all'interno dell'esecito di Asdrubale è di difficile definizione. L'unico punto chiaro, è che Asdrubale teneva questi soldati in gran conto, e che per affidabilità ed esperienza erano la punta di diamante del suo esercito. Polibio accenna al fatto che Annibale, prima di partire per l'Italia, aveva lasciato al fratello dei contingenti di Ilergeti, una popolazioni iberica del Nord-Est della Spagna, ma immaginare che gli Ispanici di Asdrubale appartenessero esclusivamente a quel contingente originario appare improbabile. Col termine generalista di "Ispanici" con tutta probabilità le fonti classiche identificano una compagine variegata, che poteva andare a comprendere tanto truppe alleate o ausiliare di Iberici quanto mercenari Celtiberi e Lusitani.

I Liguri

I Liguri

"…già si era mosso Asdrubale dai quartieri invernali, e già passava le Alpi; ottomila Liguri, arruolati ed armati, gli si sarebbero uniti non appena avesse messo piede in Italia […] I Liguri, gente tenace nel combattimento."
– Tito Livio, Ab Urbe condita, XXVII, 39; 48

I Liguri sono descritti dagli storici antichi come un popolo rude, forgiato da un’esistenza aspra e dura nelle regioni montane. Sebbene il loro nome sia rimasto legato a quello dell’omonima regione italiana, in origine abitavano un’area molto più vasta, che andava dall’alta Toscana fino alla Provenza, passando appunto per la Liguria ed il Piemonte. Feroci guerrieri e rinomati mercenari, i Liguri giocarono un ruolo importante alla Battaglia del Metauro: Asdrubale li dispose al centro dello schieramento, e benché solitamente, almeno da quello che si evince dalle fonti, fossero un popolo più avvezzo alla schermaglia e all'imboscata che alla battaglia campale, ressero ottimamente l'urto dei legionari del console Salinatore e del pretore Porcio, e vennero messi in rotta solo dall'attacco sul fianco e alle spalle delle forze di Nerone.

Programma

In via di definizione.
Map

AUTOMOBILE – E78 uscita SERRUNGARINA o FOSSOMBRONE EST, poi strada Flaminia (SS3) in direzione Montefelcino fino a zona artigianale Sterpeti. MEZZI PUBBLICI – dalla STAZIONE DI FANO, Adriabus Linea 25 fermata Ponte degli Alberi.

INGRESSO GRATUITO Ampi parcheggi – parcheggio camper non attrezzato.

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